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IL NOSTRO MODO DI DIFENDERE LA “TERRA DEI FIGLI” - La Terra dei Figli
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IL NOSTRO MODO DI DIFENDERE LA “TERRA DEI FIGLI”

C’è sempre stato un filo, un filo verde ad accompagnare la mia formazione alla vita e alla politica, che per me e tanti altri giovani della mia generazione sono percorsi strettamente legati.

È da qui che mi piace partire, da quell’amore per la salvaguardia dell’ambiente, per il rispetto della natura e dei suoi equilibri che, allora come oggi, portiamo dentro orgogliosamente noi di destra. Un percorso intorno e dentro all’ambiente, a quelle idee e a quella naturale propensione che appartengono da sempre alla cultura conservatrice.

Mi muovono verso queste riflessioni almeno due grandi temi che, insieme a molti altri, troveranno certamente importanti occasioni di confronto in questo spazio libero di espressione.

Mi riferisco alla lunga tradizione ambientalista che il conservatorismo e la cultura liberale hanno saputo esprimere attraverso vette di pensiero raggiunte da illustri pensatori, che hanno disseminato tracce indelebili e ancora oggi valide e che meritano di essere diffuse e valorizzate. E poi al tema, certamente connesso al precedente, relativo all’ampia e documentata strumentalizzazione dell’ambientalismo che la sinistra ecologista ha saputo mettere in campo, soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso, per fini davvero poco nobili e decisamente lontani da quanto essa stessa continua a teorizzare nei salotti buoni del pensiero mainstream.

Il primo tema parte dell’assunto che è giunto il momento che la difesa dell’ambiente legata al conservatorismo debba finalmente avere la necessaria e continua centralità nel dibattito pubblico, non certo per riequilibrare decenni di ostracismo e infondata sottovalutazione ma perché potenzialmente in grado di fornire un patrimonio di valori e di idee ad una problematica decisiva per disegnare le sorti future del nostro Paese e dell’intero pianeta.

Il recente saggio di Francesco Giubilei Conservare la natura. Perché l’ambiente è un tema caro alla destra e ai conservatori, fotografa con il dovuto approfondimento la ricchezza dei contributi che la destra, attraverso i suoi pensatori di ieri e di oggi, ha saputo fornire all’ambientalismo, testimoniando il radicamento riguardo il rispetto della natura presente nella cultura conservatrice.

Roger Scruton è certamente una delle migliori espressioni di come tale cultura, partendo dal presupposto della difesa del proprio Paese e della propria terra, conduca al fondamentale principio della responsabilità verso le future generazioni.

Per averne chiara evidenza basta rileggere alcuni passi che il filosofo britannico, da poco scomparso, scrive nel Manifesto dei conservatori (2007, R. Cortina editore, pag. 41 e seg.):

“A me sembra che questo sia il fine a cui mirano l’ambientalismo e il conservatorismo più seri; cioè la casa, il luogo dove siamo, il posto che ci definisce, che noi teniamo in custodia per i nostri discendenti e che non vogliamo danneggiare”.

Insomma, la tutela della identità e del nostro stesso futuro passa anche per la difesa del nostro territorio, della nostra nazione,della natura.
Quello che, ancora Scruton, cerca di fare nel libro Green Philosophy (Filosofia verde), cioè, come lo stesso pensatore ammette,

“ricollocare il programma ambientalista là dove deve stare: nella tradizione conservatrice dell’Europa”.

Citando altri testimoni di questa cultura ambientalista, non vado invece così lontano se, saccheggiando il mio vissuto, porto all’attenzione l’esperienza straordinaria di tanti giovani di destra che hanno dedicato all’ambiente le loro migliori energie. È il caso, a partire dalla seconda metà degli anni ottanta, delle iniziative raccolte intorno a Fare Verde e dell’uomo che ne ha rappresentato l’anima fino al giorno della sua scomparsa: Paolo Colli.
Un esempio che ha illuminato tanti di noi, che abbiamo cercato di seguirne le tracce nei nostri campi antincendio e nelle giornate a ripulire le spiagge, tanti di quei giovani che oggi sono classe dirigente e possono diffondere le idee, il pensiero e l’anima di Paolo.
Il secondo dei temi a cui ho accennato è presto detto: è l’assioma dominante nei media che associa in maniera indissolubile ed esclusiva l’ecologismo al socialismo.

Un principio diventato ideologia in nome della quale ogni azione sembra essere giustificata e che, come ha ben scritto Alessandro Gnocchi su ilgiornale.it, pone i Verdi davanti a uno schizofrenia politica che li vede sbandierare il vessillo della ecologia per portare avanti battaglie sociali, quali le frontiere aperte all’immigrazione, che nulla hanno a che vedere con l’ecologia stessa.

Una ideologia globalista che ha il volto di Greta Thunberg e che teorizza il grande Stato mondiale cui consegnarsi totalmente, perché il solo in grado di poter sconfiggere il mostro del riscaldamento globale ed evitare l’imminente catastrofe, giustificando così ogni suo intervento: dalla imposizione di tasse verdi alla regolamentazione dirigistica di ogni attività produttiva in nome della sostenibilità.

Il tutto a scapito della identità e dell’autodeterminazione della nazione, sacrificando quella che, sempre per dirla con Scruton, è la oikophilia, cioè l’amore per la propria terra e per il proprio paese.

Tra gli spunti di riflessione più importanti sui temi della difesa dell’ambiente meritano grande attenzione i contributi forniti dagli ultimi tre pontefici, che si pongono nella tradizione del pensiero sociale della Chiesa e del patrimonio dei valori del monachesimo benedettino e francescano sul rapporto con la natura e il Creato. A partire dalla concezione di ecologia umana enunciata da Giovanni Paolo II, in cui l’uomo governa il Creato, la natura ma senza avere il diritto di manipolarla e stravolgerla.

Nella sua seconda enciclica, Laudato sii del 2015, Papa Francesco recupera questa tradizione di pensiero sulla ecologia umana, avvalendosi anche di continui riferimenti alla Caritas in veritate di Papa Ratzinger per disegnare il tema della natura non confinato al suo carattere ambientale ma ad un più ampio ambito antropologico. Secondo cui, afferma il Santo Padre,

“il libro della natura è uno e indivisibile e include l’ambiente, la vita, la sessualità, la famiglia, le relazioni sociali, e altri aspetti” ed esiste un’”ecologia dell’uomo” perché “anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere”.

L’interazione sociale tra le persone e l’ambiente e la condivisione di spazi naturali sono certamente elementi vitali per ogni essere umano, un’esperienza da condividere.

Ecco perché occuparsi di ambiente e della sua salvaguardia è un dovere sociale e vogliamo farlo recuperando esperienze e valori che appartengono da sempre ai conservatori, che ci porta a combattere per difendere il nostro territorio e la nostra nazione, il bene più prezioso che possiamo trasmettere ai nostri figli insegnando loro a fare la stessa cosa.

Nicola Procaccini
Europarlamentare
Responsabile Nazionale Dipartimento Ambiente Fratelli d’Italia