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Una transizione ecologica libera dal fanatismo ideologico della sinistra - La Terra dei Figli
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Una transizione ecologica libera dal fanatismo ideologico della sinistra

Una transizione ecologica libera dal fanatismo ideologico della sinistra

“Salvate il soldato Cingolani”! Mi verrebbe da dire in queste ore, davanti al fuoco amico di cui è vittima il ministro della Transizione Ecologica per aver rilasciato alcune dichiarazioni di apprezzabile sincerità. Seppur non condivisibili in tutto e per tutto. Come noto, Fratelli d’Italia è l’unico partito italiano all’opposizione del governo Draghi, ma ciò non impedisce alla sua leader Giorgia Meloni e a tutti noi parlamentari e dirigenti di Fratelli d’Italia di esercitare un’azione politica priva di pregiudizi e totalmente orientata verso l’interesse nazionale.

Dunque apprezziamo l’apertura di un ampio e approfondito dibattito sul futuro ma anche sul presente dell’approvigionamento energetico del nostro Paese, nella speranza che esso sia schietto e obiettivo. Un passo necessario che non può restare chiuso nelle stanze ministeriali o rimanere prigioniero di “transizioni” ed etichette burocratiche, perché questa è tematica che va bene oltre l’aspetto legato alla salvaguardia dell’ambiente.

Ma tant’è, giusto o sbagliato che sia, la sensibilità ambientalista sembra prevalere su qualunque ragionamento di natura economica o più semplicemente realista. Su questo aspetto trovo sia necessario sviluppare due riflessioni.

La prima attiene la necessità di liberare il dibattito sull’ambiente in generale dal peso di pressioni e strumentalizzazioni dal carattere ideologico di cui le sinistre, in Italia e in Europa, hanno voluto riempirlo. Una ideologia globalista, rimasta orfana dell’internazionale socialista, cui consegnarsi totalmente e ciecamente, senza valutare le conseguenze di ogni azione e giustificando invece ogni suo intervento: dalla imposizione di tasse verdi alla regolamentazione dirigistica di ogni attività produttiva in nome della sostenibilità. Sono posizioni di cui verifico la parzialità e faziosità ogni giorno nel Parlamento Europeo.

Il secondo aspetto, altrettanto fondamentale e connesso al precedente, guarda al nodo centrale della conciliazione della salvaguardia dell’ambiente, in chiave di programmazione dell’utilizzo delle risorse energetiche, con lo sviluppo economico. L’ambientalismo progressista intriso di violenza ideologica è capace di mettere in crisi sistemi economici e creare disoccupazione. Viceversa, il punto di vista conservatore sull’ecologia mira alla tutela del territorio, ma senza rinunciare al connubio con il progresso economico intelligente, che non contempli necessariamente la mortificazione dell’iniziativa economica, anzi crei le condizioni per mettere la stessa al servizio della salvaguardia dell’ambiente. 

Resisto alla tentazione di dilungarmi oltre e vengo al punto. L’Italia deve  saper trarre il massimo della produzione energetica dalle proprie specificità naturali: vento, sole, mare, geotermico che forse è l’energia più interessante per una Nazione come la nostra ricca di aree appenniniche che sono in grado di produrne in buona quantità. D’altra parte, occorre muoversi con gradualità e pazienza per non compromettere il percorso di avvicinamento all’obiettivo della sostenibilità energetica. La tecnologia può essere la migliore alleata possibile nel sostenere l’ambiente senza pregiudicare la qualità della vita e il benessere economico. A patto di rispettarne i tempi di maturazione.

Del nucleare di quarta generazione di cui ha parlato Cingolani poco o nulla sappiamo perché, come ha ammesso lo stesso ministro, si tratta di una tecnologia non matura e ancora al di là dal rappresentare una opzione energetica disponibile. L’unica certezza di cui disponiamo oggi è il prezzo non concorrenziale dell’energia atomica rispetto all’energia prodotta dalle sempre più efficienti alternative rinnovabili. Questo è un fatto. E volutamente mi tengo distante dalle discussioni inutili e laceranti a proposito di sicurezza, smaltimento delle scorie radioattive, etcetera.

Sulla cosiddetta transizione energetica, allora, è giusto porsi degli obiettivi anche ambiziosi a patto però che siano realistici. La transizione dalle fonti fossili a quelle rinnovabili deve essere graduale, altrimenti produce povertà, perdita di posti di lavoro, disordine pubblico. Persino tensioni geopolitiche di straordinaria gravità, se non ci si pone il problema delle materie prime necessarie. Possibile che solo adesso Unione Europea e Stati Uniti d’America si stiano ponendo il problema del monopolio cinese in questo ambito? E possibile che non si trovi un ambientalista critico nei confronti  della violenza distruttrice del regime di Pechino per accaparrarsi  tali materie prime? Di questa impostazione malsana sembra essere intriso il manifesto dell’ambientalismo progressista, recentemente proposto dalla Commissione Europea, meglio noto come “Fit for 55”.

In conclusione, vengo alla provocazione del ministro Cingolani sugli “ambientalisti oltranzisti, radical chic, che sono parte del problema ecologico mondiale”. Certo non tutti gli ambientalismi sono uguali e bisogna riconoscere che se si è sviluppata una diffusa coscienza ecologista, specie tra i più giovani, il merito è dei tanti “ambientalisti” che in maniera più o meno sincera e spontanea si sono dedicati a questa causa. D’altra parte, come non trarre un sentimento di autentica liberazione dalle parole di Cingolani. Quante volte, ogni giorno e dovunque, assistiamo alle manifestazioni ambientaliste, spesso neanche troppo pacifiche e guidate dai centri sociali occupati, contro il nucleare, il gas e il petrolio, contro gli impianti fotovoltaici che deturpano il paesaggio, contro le pale eoliche sia a terra che in mare, contro gli impianti geotermici che provocano terremoti, contro le bioplastiche, gli impianti di smaltimento di rifiuti, le antenne telefoniche, il wi-fi, l’agricoltura, il prosciutto crudo, quello cotto, etcetera, etcetera.

Ecco, questa follia ideologica è nostra nemica, da tempo. Siamo lieti di condividere la trincea della realtà con il ministro Cingolani. Benvenuto tra noi.

On. Nicola Procaccini

Responsabile Ambiente ed Energia di Fratelli d’Italia

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Nicola Procaccini