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Energie rinnovabili, il ruolo del fotovoltaico - La Terra dei Figli
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Energie rinnovabili, il ruolo del fotovoltaico

Energie rinnovabili, il ruolo del fotovoltaico

È ormai cosa nota alla coscienza di ogni essere umano. La crescita infinita di fronte a risorse finite è impossibile. L’idea stessa di non porsi in maniera adeguata le domande che tale premessa sollecita e quindi, a fronte di esse, cominciare a pensare con urgenza alle risposte, rischia di essere devastante per le generazioni a venire.

Non si tratta di sposare visioni millenaristiche o assecondare integralismi ecologisti più adatti ad altre ere che non a questa delicata transizione verso un mondo che non sarà, e non potrà più tornare ad essere, quello di prima. Quello cioè che abbiamo conosciuto negli ultimi 70anni, almeno alle nostre latitudini.

Osservando ciò che sta accadendo nella parte di emisfero che siamo abituati a chiamare sviluppato, balza agli occhi come neanche la pandemia in corso abbia scosso le certezze con cui, talvolta nostro malgrado, guardiamo al mondo e alle questioni che ci stanno a cuore: a cominciare dalla sostenibilità ambientale intesa come fulcro attorno al quale far crescere un nuovo modello di sviluppo rispettoso delle identità culturali delle comunità sul territorio, in grado di valorizzarne la biodiversità, le colture autoctone e una filiera sia tracciabile e sia etica.

Nel contesto sommariamente descritto, il tema delle energie rinnovabili e, fra queste, del fotovoltaico assume un rilievo specifico proprio in relazione al processo di imponente crescita demografica ed economica dei paesi cosiddetti in via di sviluppo dai quali proviene una sempre maggiore richiesta di disponibilità energetica.

Dalla sottoscrizione del protocollo di Kyoto, era il 1997, è arrivata una indicazione chiara finalizzata al contenimento delle emissioni di CO2 attraverso il miglioramento del mix delle fonte di energia con una riduzione dell’utilizzo di quelle di origine fossile.

La strada da percorrere è ancora lunga e complessa. Ma ci sono anche segnali incoraggianti, soprattutto per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo di soluzioni sempre più performanti, economiche e soprattutto sostenibili.

L’Italia è uno dei paesi leader in Europa nella produzione e nell’utilizzo di energie rinnovabili e, dopo aver raggiunto gli obiettivi posti dall’Unione per il 2020, si appresta a programmare gli impegni fino al 2030.

Secondo il rapporto “Fonti rinnovabili in Italia e in Europa” a cura del GSE (Gestore dei Servizi Energetici S.p.A., società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che opera per la promozione e lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica) la somma dell’energia prodotta da solare, eolico, idroelettrico, bioenergie e geotermica supera il 17% fissato come obiettivo, attestandosi al 17.8% del totale dei consumi energetici del paese. Unico degli stati dell’Unione europea ad averlo raggiunto e superato.

Il fotovoltaico rappresenta il 20% del 17.8% totale e il 98.5% degli impianti da fonti rinnovabili con un incremento sul 2017 di 48.000 unità pari ad un +6.2%.

Se volgiamo lo sguardo al 2019 e alla nuova potenza installata nel corso dell’anno, energia solare e eolica battono il nucleare in una proporzione di 20 a 1. E se da un lato è vero che le centrali atomiche hanno limitate emissioni climalteranti sono tuttavia certamente molto costose ed hanno tempi di attivazione molto lunghi.

Nell’immediato, con l’obiettivo di tagliare le emissioni, non c’è dubbio che sia necessario puntare sulle energie rinnovabili.

Consapevoli che anche questa scelta ha dei costi in termini di sostenibilità, soprattutto per quanto riguarda il consumo di suolo che attende di essere normato in maniera coerente su tutto il territorio nazionale, al fine di consentire investimenti diffusi e basati su elementi di certezza e di profittabilità per le imprese del settore e di efficienza per i territori e per i cittadini.

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Gianluca Grancini